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UNA PASSIONE CONTAGIOSA - intervista a Marco Pierobon

Il 12 maggio il palcoscenico del teatro Ponchielli di Cremona è stato invaso da più di un centinaio di ragazzi giovanissimi, molti dei quali suonano uno strumento da pochi mesi. Con loro Marco Pierobon.

Ma cosa c’entra un artista che ha lavorato con Musicisti del calibro di Daniel Barenboim, Zubin Metha, Antonio Pappano con dei ragazzini di 12 anni?

Pierobon ha suonato come Prima Tromba in grandissime orchestre come  Santa Cecilia, Maggio Musicale Fiorentino, Chicago Sinphony. E’ tra i fondatori  dei Gomalan Brass, quintetto d’ottoni ormai affermato in tutto il mondo.

Ma ciò che mi stupisce di più di Marco Pierobon è la sua incredibile curiosità che lo rende libero di incontrare esperienze e realtà di ogni tipo. 

Proprio da questa curiosità è scaturito l’incontro con la “Mauro Moruzzi Junior Band” , un ensemble di circa 80 elementi dai 9 ai 14 anni, nato a Cremona sei anni fa. E sempre per questo il 12 maggio 2013 Pierobon  insieme ai ragazzi della “Junior” e di altri due ensemble giovanissimi (CRescendo e Mezzabanda), sono stati protagonisti di un eccezionale concerto a favore dell’ associazione “Il Cireneo” , opera straordinaria che accompagna bambini con gravi handicap.

Ma cosa c’è dietro al suo modo di suonare, di insegnare, di raccontare la musica?

Questo è il tema di questa breve chiacchierata.

 

Marco, la tua carriera parla da sola, sei considerato uno dei migliori e più completi trombettisti al mondo...eppure, invece di goderti le cime a cui sei arrivato, ti stai sbattendo come un matto per fare nascere una realtà musicale nel piccolo paese in cui abiti, accetti di collaborare con realtà -come la Moruzzi junior Band-  formate da bambini e ragazzi giovanissimi. Ma chi o che cosa te lo fa fare?

Innanzitutto grazie per i complimenti! In secondo luogo penso che tutto questo abbia a che fare con il periodo di crisi che stiamo vivendo. Continuo a lamentarmi per la povera situazione in cui versa la Cultura italiana e le risorse ad essa dedicate. Ma penso, forse con molta immodestia, che queste iniziative possano contribuire a  far cambiare la situazione attuale, lavorando sulla sensibilità artistica delle prossime generazioni. Noto fra i miei coetanei, i genitori che incontro a scuola accompagnando i miei figli e altre persone della mia generazione, un gran disinteresse per la musica e l'arte in genere. Sono convinto che ciò sia dettato dal fatto di non essere magari mai stati esposti da giovani o giovanissimi a forme d'arte differenti. Il che a lungo andare rende impermeabili, quindi poco disposti ad investire tempo ed energie (e soldi) in attività di crescita personale. Lo stesso dicasi per gli attuali amministratori (esclusi queli di Mezzani- il comune dove abito- che si sono dimostrati apertissimi e disponibili al progetto MezzaBanda).

Se la politica “ignora” l'arte e la cultura è difficile che le sostenga economicamente, anche se l'Italia potrebbe far girare molta economia attorno al proprio patrimonio artistico e culturale. Mi auguro di non sembrare arrogante, ma  spero che progetti come questi andranno a cambiare la nuova generazione di amministratori. Ora i miei sono giovanissimi e suonano il flauto o il sax in banda. Chissà se domani saranno sindaci, deputati o amministratori delegati…Sicuramente saranno individui migliori.

 

Mi ha stupito moltissimo la giornata del 25 maggio 2012, quando hai lavorato per un’intera giornata con ragazzini all’inizio della loro esperienza musicale. Potevi venire a dare pacche sulle spalle  firmare qualche autografo. Invece hai lavorato con una serietà e un’intensità pazzesca con ognuno di loro, come se avessi davanti i migliori musicisti del mondo. Da dove viene questa tua energia?

Mi piace pensare di diffondere la sensibilità verso la musica. Troppo spesso in musica si pensa solamente alle note giuste, come se fosse una verifica di algebra. Secondo me non si può mai prescindere dalla passione che la musica ci trasmette, la sua forza, e la sua energia sono potentissime. E poi tieni conto che quando inizio a parlare sono anche un po’logorroico, insomma mi piace raccontare quello che mi entusiasma.

 

Incontrando i ragazzi della Mauro Moruzzi Junior Band per prima cosa non hai parlato di aspetti tecnici, ma di bellezza come elemento fondamentale. Nel tuo lavoro e nella tua vita come affronti questa ricerca di bellezza?

La mia ricerca del “bello” è molto presente in fase di studio, per il resto del mio tempo non faccio l'”artista” come di solito viene immaginato. Svagato, assente, irregolare.. ho moglie (violinista, ma declinata al sax...), due figli, due cani. Non mi perdo ad assaporare un tramonto. Ma quando studio lascio vagare la mia immaginazione in cerca di immagini o sensazioni che possano ispirare e descrivere quello che sto suonando.

 

Oltre al talento, cosa serve ad un ragazzo per maturare una grande personalità musicale?

E' banale da dire, ma serve lo studio. La personalità, la cosiddetta “musicalità” non sono solo doti innate. Oltre al carattere individuale conta molto la pratica. Non solo tecnica, pratica musicale! Ascoltare registrazioni e concerti dei grandi, cantare le frasi con passione, registrarsi, immaginare che tipo di sensazioni trasmettere, sono tutte abitudini su cui è necessario lavorare, che si sviluppano nel tempo. Studiare giornalmente (anche da piccoli) il lato musicale è forse più importante di studiare il lato meramente tecnico dei brani.

 

Qual è stata la tua esperienza di approccio con la musica e con il tuo strumento?

La banda! Gli strumentisti a fiato iniziano in banda. Lo spirito della banda fin da subito, cosa che avviene automaticamente in ogni gruppo che lavori insieme per ottenere un obbiettivo. Sullo strumento invece ho avuto un Maestro che fin da subito mi ha diciamo “esortato” -leggi “minacciato”- ad usare sempre un bel suono. Sempre. Sono stato inconsapevolmente esposto alle teorie di Arnold Jacobs, grandissimo musicista e didatta della musica, che predicava song and wind,  decine di anni prima di conoscerle!

 

Quando suoni a cosa pensi?

Penso al “suono” che voglio ottenere. Non solo alla nota, ma al suono della frase nell'ambiente, il vibrato, il colore, la relazione con gli altri strumenti. Penso al risultato che mi piacerebbe sentire. Per questo motivo ogni nota che sbaglio mi fa arrabbiare! Peché me la ero immaginata diversamente!!!

 

Dentro la povera e malandata realtà culturale italiana sei tra i pochi artisti che, invece che lamentarsi e basta (seppur con buonissime ragioni), prova a costruire qualcosa di nuovo. Come un musicista come te sta affrontando la crisi generale in cui ci troviamo?

Per quanto riguarda la situazione in generale ho già risposto prima: occorre educare le nuove generazioni. Per quanto  riguarda il mio lavoro personale cerco il più possibile la duttilità. Sono sempre stato un po' allergico ai musicisti “specializzati”, magari nel barocco, nella musica contemporanea, o nel repertorio dal 1824 al 1827. Mi trovo settimane in cui suono un concerto barocco con l'organo, subito dopo col  quintetto di ottoni, oppure repertorio per violino e pianoforte, un concerto di musica leggera con una big band, e così via. Cercando in ogni occasione la maggior qualità possibile, ovviamente. 


Per tanti ragazzi che ti incontrano, ti ascoltano e studiano con te, sei un mastro. Siamo in un periodo in cui di maestri, di persone da seguire, non se ne incontrano molto in giro. Come ti trovi in questo delicato ruolo di educatore?

Mi piace molto insegnare, e dall'altra mi sento responsabile. Mi chiedo spesso se quello che dico sia chiaro e venga recepito nella maniera che intendevo. Di solito ognuno di noi tende a capire (e poi a ricordare) solo quello che gli fa comodo, declinando lo stesso pensiero in maniere differenti, a volte contrastanti. A costo di essere ripetitivo, cerco di fugare ogni dubbio quando insegno. Come adesso. Ho già parlato dell'importanza del lato musicale dello studio, della passione, delle emozioni da evocare mentre suoniamo. Se non cresce la persona, non cresce nemmeno il musicista.